Cetriolino messicano, Melothria Scabra, per stupire

Cetriolino messicano, forma e aspetto dell’anguria ma in formato mignon. Buono in insalata e con i salatini

 

Tutto quello che arriva sulle nostre tavole è frutto di selezioni e studi dell’umanità che ci ha preceduto. I semi hanno accompagnato l’uomo nelle sue migrazioni, chi partiva, schiavo o conquistatore, portava semi per curarsi e per mangiare. Sono loro che pesano poco, durano nel tempo e ci garantiscono la sopravvivenza ovunque la vita ci porti.
Possiamo considerare la presa dell’America un grande cambiamento “alimentare” per il vecchio mondo. In realtà, non occorre solcare l’oceano per traslocare piante. Anche le spose che andavano in mogli nei paesi vicini portavano un “getto” dei fiori della mamma e i semi dell’orto, insieme a una pallotta di lievito madre. Anche pochi chilometri ogni tanto sono sufficienti ai semi, per girare il mondo, la terra non ha tempi brevi come noi umani. Il trasloco delle produzioni è in atto da sempre. Dai miei nonni che avevano bergamini nuovi quasi ogni S.Martino, ricordo di avere visto gli orti più curiosi della mia vita oltre ai primi porcellini d’india che qualche famiglia ferrarese cucinava come conigli.
Passa il tempo e la provenienza dei bergamini, o vaccari come li chiamano da noi, cambia. Ora nell’orto di un indiano che lavora in una grande stalla ho visto un filare di Alocasia macrorrhizos, la credevo velenosa in tutte le sue parti e invece la radice rizomatosa è prodotto dell’orto, in India. Da quando il nostro Sing ci ha fatto assaggiare i “pindi pindi” come li chiamava lui, Abelmoschus esculentus, anch’io li coltivo.
Inutile chiedersi se sia più importante coltivare novità oppure conservare le varietà antiche. Siamo su questa terra, le piante si spostano da ben prima che arrivassimo noi, sono inarrestabili. Le varietà antiche sono quelle che ci hanno nutriti, il nostro corpo le riconosce e le tollera bene. Non c’è da scegliere, c’è da integrare come sempre. Un esempio splendido di fuga dalla coltivazione è la massa di loto visitabile in barca a Mantova. Non saprei dire quali piante della mia zona siano davvero autoctone. L’acacia di cui ricordo da sempre il profumo e il sapore è alloctona, con questo termine si indicano gli ospiti… che non se ne sono più andati e sono qui da oltre cento anni. Anche i filari di gelsi sembrano parte del paesaggio a cui non dare un’età e invece furono introdotti dopo i viaggi di Marco Polo, per poter alimentare i bachi da seta.
Ho scoperto da pochi anni il “cetriolino messicano”. Tutto quello che ricorda vagamente il Messico mi conquista: confesso di averlo comprato solo per il nome, in quel momento non aveva frutti per cui era solo un’erbetta arrampicata su una triste rete di plastica.
E’ una cucurbitacea, ha sapore di cetriolo e limone e fascino da vendere. E’ un’anguria delle dimensione di una caramella!
Si semina a inizio primavera, ha bisogno di calore, necessita di un tutore su cui fissare i pampini, trovo che legnetti o salici aggiungano bellezza alla pianta. Si può coltivare sul terrazzo, è annuale per cui occorre conservare un frutto ben maturo per avere i semi l’anno successivo. Si può conservare il frutto intero per tutto l’inverno oppure, operazione più sicura riguardo agli attacchi fungini, estrarre i semi, lavarli bene per ripulirli dalla polpa, farli asciugare e conservarli in una busta di carta.
Per un raccolto abbondante miscela lupini macinati al terriccio, una miscela di sabbia e terra da orto va bene, oppure terriccio ben drenante. Se usi terriccio universale sceglilo per biologico altrimenti rovinerà la salubrità della coltivazione.


Il cetriolino messicano è buono in insalata, carino negli spiedini freschi di verdura e formaggio, spiritoso nel piatto insieme ai salatini. Si sposa bene condito con olive e peperone.
In Messico e Spagna si trova sott’aceto. Semplice da preparare:
Raccogli i frutti quando sono grandi come un acino di uva da tavola, lavali, asciugali e dividili a metà (dal lato lungo), mettili in un vaso a chiusura ermetica, aggiungi aneto, peperoncino, pepe rosa, sale grosso e spezie di tuo gusto.
Lascia macerare almeno una settimana. BUONA COLTIVAZIONE E BUON APPETITO!

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Pubblicato da

millaboschi

Sono Milla, contadina da sempre, floricoltrice da 15 anni.

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