Piante grasse: quello che rimane (quando andiamo via)

Piante grasse ovunque, bellissime, ordinate, curate, amate

piante grasse stupende, collocate nello spazio con l’esposizione più giusta, nel terriccio più adatto a loro. Ecco che cosa rimane delle nostre collezioni quando è ora di andare via.

solo nelle vecchie collezioni si possono vedere piante con decine di teste


Un grande collezionista se n’è andato poche settimane fa, all’improvviso, senza rumore… come era nella sua indole. Ecco dunque come si fa, semplicemente si lasciano i sacchi del terriccio aperti, la paletta dentro il secchio della lava,  i vasi puliti bene impilati per misura, in ordine crescente. Le etichette  pronte per essere scritte,  il setaccio pieno di corteccia  da calibrare.

questa pianta è stata spostata in primavera e autunno per almeno  30 anni

Un grande privilegio

Ho avuto il grande privilegio di prendere in consegna queste piante. In un primo momento ho pensato che avrei scelto gli esemplari da tenere e quelli da vendere, ho creduto che fossero “solo piante”,  in fondo me ne passano per le mani migliaia ogni anno e sono il mio lavoro, oltre che la mia passione.

Conoscevo e ammiravo questa collezione da ventidue anni, da tanto ci conoscevamo, ne avevo seguito la crescita di stazza e di numero, tra una mostra e l’altra, tra una deliziosa cena e l’altra, l’uscita in primavera e il ricovero autunnale.

Ci conoscemmo nel 1996, Lui e la moglie organizzarono una mostra e contattarono i collezionisti della zona per fare gruppo. Da allora le piante hanno scandito il nostro tempo e sono state il filo conduttore della nostra amicizia. Per Lui erano una priorità. Non era uomo di tante parole, anzi, a volte dava l’impressione di considerarle inutili, credo esprimesse i suoi pensieri nelle cose che faceva più che verbalmente. Interrompeva  un attimo il suo lavoro per un saluto e poi a parlare eravamo  io e sua moglie ormai diventate carissime amiche.

Questa volta non c’è stato il tempo per salutarsi ma ho letto tante cose nelle sue piante. La precisione e la cura hanno parlato tanto. C’erano sostegni inventati sul bisogno di ogni forma bizzarra, c’era un posto preciso per ognuna di loro e la volontà di lasciare le intruse nate per caso a incastrarsi come in natura.

questi semi di Astrophytum sono “caduti” sotto un Cephalocereus e sono stati lasciati lì…perché così è in natura

Decisione inevitabile

Toccandole ho pensato molto a quello che sarà della mia collezione e a quello che vorrei che fosse.

Ho deciso di non venderle, saranno piante madri o semplicemente “le piante di Alide” perché la collezione non si disperda, è stata troppo amata per fare una cosa del genere.

Solo dopo aver preso questa decisione la malinconia si è affievolita, il magone si è sciolto  e sono riuscita a guardarle senza tristezza, per quella grande meraviglia che sono.

Forse non c’era nemmeno bisogno di salutarsi, tanto poi ci si ritroverà in un’altra stagione,  e si riprenderà quel  discorso lasciato in sospeso: qual’è la percentuale giusta di torba per le asclepiadaceae?…e per i cactus invece?

 

Pubblicato da

millaboschi

Sono Milla, contadina da sempre, floricoltrice da 15 anni.

4 commenti su “Piante grasse: quello che rimane (quando andiamo via)”

  1. sei un’anima bella, Milla. Mi sono commossa leggendo quello che hai scritto. E da collezionista (non di piante) mi ha rincuorato sapere che esistono persone che prendono in mano una collezione e capiscono, da piccoli segni invisibili ai più, quanto sia stata amata. Un abbraccio.

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