Pesto al basilico (ricetta scherzosa)

Pesto al basilico (ricetta scherzosa)  leggera o pesante?

Piove. Si sente sui coppi il ritmo dei germogli dei campi e degli orti. In cucina, davanti al camino, coltivo un filo di malinconia, sicuramente dovuto alla scarsa intensità luminosa. Il sole è troppo lontano, dietro lo schermo spesso di queste nuvole basse. Carta e penna, un vecchio ricettario da ricopiare. Carta giallastra con inchiostro sbavato, qualche lettera che va scomparendo, come inchiostro simpatico, in ritardo di anni.

 

PESTO AL BASILICO

Tempo di preparazione: due mesi (se fa caldo)

Tempo di lavorazione: circa due ore.

Tempo di digestione: diverso da persona a persona, dalle 8 alle 24 ore.

 

Riempire un vaso grande con terriccio buono. Trovare il cartoccio dei semi di basilico nella scatola, sullo scaffale del ripostiglio. C’è scritto Ocimum basilicum perché essendo un’erba reale mi pareva di offenderlo a scrivere solo lo stranome in dialetto. Ce ne vuole un pizzico grande e, mi raccomando, seminare da destra verso sinistra e con la luna crescente, mica buttato a spaglio basta che sia, magari con una luna qualunque.

Io lo vado a seminare dietro casa, anche quando a casa non c’è nessuno. Questo perché sono una persona educata e proprio non mi va di farmi sentire a dire certe cose. Lo so, certe parole non andrebbero proprio dette ma…se proprio si deve, mi adatto. Il basilico ha una tradizione sua, vecchia più dell’antica Grecia, non sarò certo io a mettermi di traverso e spezzarla.

Prendere il pizzicone di basilico e, proprio mentre si comincia la semina, è indispensabile proferire le invettive peggiori di cui siete capaci. Preparatele prima, se proprio non ci siete avvezze. Potete anche pensare a qualcuno che non sia il basilico per ispirarvi, ma gridatele forte, con tutta la vostra voce, in modo che il seme si svegli e germogli, per timore che torniate a dirgli le porcherie che ha appena sentite.

Coprite l’insultato con un leggero strato di terra, annaffiate bene e aspettate. Non è necessario che rimaniate lì, lui sa tutto su geotropismo positivo e negativo per cui, le radici andranno giù e i fusti verranno su, anche se non ci siete.

Quando la pianta sarà alta circa trenta centimetri prendetene una quarantina di foglie e, con un canovaccio umido, pulitele bene senza ammaccarle.

Inebriatevi pure col profumo, che tanto col naso non rubate sapore.

Mettetele in un mortaio, aggiungete un pizzico di sale grosso, 3 cucchiai di pignoli (li chiamerò pinoli quando le pigne saranno diventate pine), tre spicchi d’aglio e…adesso si che lo dovete ammaccare. Pestatelo con movimento rotatorio da sinistra a destra, non il contrario che prende sapore a rovescio. Aggiungete un po’ di pecorino, un po’ di parmigiano e un filo d’olio.

Cucinatelo la sera, se volete essere certe che i vostri ospiti pensino a voi tutta la notte.

 

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seminare officinali e aromatiche : seminare per passione

Seminare officinali e aromatiche: fare la propria piccola parte in questo mondo così grande

Dopo anni di curiosità e ricerche, quattro anni fa abbiamo cominciato a seminare officinali, aggiungendo questa novità alla produzione di cactus e succulente. L’anno scorso abbiamo seminato una cinquantina di varietà tra officinali e aromatiche. Uno “sforzo” notevole, sia di lavoro che di ricerca. Occorre studiare l’uso e la coltivazione, procurare i semi e passare intere giornate a contarli, coprirli il giusto, cartellinarli, bagnarli simulando la pioggia, e aspettare.

 

Sempre si viene ripagati da tutto questo lavoro, quando le piante sbucano dalla terra, ci si sente un po’ dio, magari con lettera minuscola, ma sempre dio. Noi, abbiamo deciso di seminare, leggermente prima della temperatura ideale per le semine. Quindi di anticiparlo questo dio, che in pianura padana scalda un po’ tardi, rispetto alla riviera. La scelta di seminare in serra fredda è rispettosa dell’ambiente, non si brucia gasolio, e produce piante ben ambientate alla vita all’aperto, non fragiline ma toste :).

Un fiasco sonoro!

Questa scelta di naturalità, ci permette di avere piante pronte alla vendita a fine aprile, non prima, anzi, per qualcuna anche metà maggio. Cioè, quando tutti hanno già comprato le piante aromatiche, provenienti da serre riscaldate (per lo più olandesi), oppure da vivai liguri. Tutti abbiamo fretta! prima di giovedì grasso abbiamo a disposizione le uova di Pasqua, il 27 dicembre ci sono dolci di carnevale  nei banconi, primule prima di Natale, rose e fragole  tutto l’anno! Non viene spontaneo chiedersi quanto ci costa, in termini ecologici, questo snaturare le produzioni. Vediamo e compriamo, ipnotizzati dagli scaffali.

Per nostra fortuna, le piante aromatiche vendute dal supermercato a febbraio, a maggio sono già morte, questo ci ha permesso di recuperare almeno i soldi dei semi! Queste piante morte però non hanno un valore solo in euro. Per produrle fuori stagione, respireremo gli inquinanti del riscaldamento, del trasporto, dello smaltimento…un costo decisamente molto alto.

Tornando al nostro piccolo impianto di officinali, fu un fiasco sonoro! di quelli che, se fossimo stati su un palcoscenico, avrebbe fatto rimbombare di fischi la strada fuori dal teatro! vassoi e vassoi di Tomatillo, ruta, ceci, basilici speziati e violetti, salvie ananas e mente cervine, ci guardavano come dive in decadenza, senza che nessuno le degnasse di un minimo interesse. A fine agosto, visto l’andazzo, cominciai a regalare agli ospiti del b&B, anche l’origano cubano, che vedevo vendere nelle fiere, a 7 euro il vasetto. Per tutto il resto, la cucina si trasformò in un laboratorio a ciclo continuo. In campagna non si butta via niente.

Come in ogni normale attività, valutammo a tavolino cosa non aveva funzionato. Facile capirlo: come si fa ad essere competitivi e visibili in campagna? Perchè mai le persone dovrebbero venire fin qui? Abbiamo cose, che sono, apparentemente uguali, se non esteticamente “più brutte”, a quelle che possono comodamente far cadere nel carrello della spesa? Con un’occhiata veloce (come veloce deve essere la spesa dopo il lavoro), non si riesce  a vedere che l’offerta di piante riguarda sempre  le stesse cose, un numero strabordante in quantità, ma poverissimo di varietà.

Tanacetum balsamita, erba di san Pietro
Tanacetum balsamita, erba di san Pietro

Bisognerebbe essere giovani, magari anche abbastanza forti per fare i mercati, per farsi vedere e rivedere, per spiegare le differenze fra la produzione di piante in modo industriale e quella agricola. Siamo in un’età di mezzo, non abbastanza vecchi per andare in pensione (e deporre la voglia di lavorare?) e non abbastanza giovani per tutto questo.

Decisioni difficili…

Così decidemmo di non seminare più. Fu una scelta accompagnata da molti sospiri. L’idea di coltivare le piante in uso prima della nostra nascita, quelle che sono nei campi e non conosciamo più, ci riempiva di frizzante curiosità. Però decidemmo di rinunciare. Era inverno, sembrava possibile. Quando poi arrivò la fine di febbraio…ci sembrò di non celebrare la primavera, di essere contadini inutili. Con marzo  il sangue cominciò a sentire la linfa muoversi (come l’orticaria che fiorisce quando le piante cominciano ad andare in umore).

…e la forza di cambiare idea

la prima settimana di marzo ho cominciato le semine. Abbiamo procurato alveoli di polistirolo da 96 cellette, poco ingombranti e leggeri. Continuiamo a seminare officinali, qui,  a 20 km dalla città, in un’azienda non visibile dalla strada. Per dirla con un francesismo è come “pisciare controvento”. Ecco, è esattamente quello che stiamo facendo, con tutta la passione possibile!!! Mi farebbe stare male lasciar perdere i semi che ho, di gettare la spugna…non se ne parla. Le piante stanno cominciando a germogliare, io continuo a stare tutto il giorno con le mani nella terra e a studiare la sera, perché nessun giorno sia “sprecato”. Faccio la mia parte meglio che posso. In questo mondo grandissimo, una parte molto piccola, ma seminare officinali e coltivare succulente…è la mia!

cosa cambierebbe se ognuno facesse la sua parte?

Anche non comprare prodotti  fuori stagione può essere la nostra battaglia pacifica per un mondo migliore. Facciamo solo un esempio: rose ovunque, tutto l’anno, a  prezzi stracciati. Siamo consapevoli che quelle rose stanno inquinando la poca acqua disponibile in grandi territori africani? Vengono irrorate con pesticidi terribili che, al di fuori di ogni norma,  avvelenano le persone che ci lavorano in mezzo o che vivono in quei luoghi. Vengono coltivate fuori Europa per il costo manodopera bassissimo e senza sindacati, e per l’assenza di regole d’uso per prodotti chimici. Davvero il nostro buon umore è legato a quel mazzolino di similfiori a cui hanno fatto bere inchiostro, per creare tinte attraenti? Davvero non possiamo fare di meglio con quei pochi euro?

Le nostre officinali e aromatiche saranno in vendita anche quest’anno,  a primavera e non prima 🙂  in via Castellaro 45 a Bannone di Traversetolo, prime colline di Parma.  La gita “aromatica” può essere arricchita con visita ai castelli, Torrecchiara e Montechiarugolo sono i più vicini. Chiuso il lunedì, siamo aperti anche la domenica tutto il giorno, a 2 km dal mercato di Traversetolo (mercato storico della domenica mattina). Se progettate il viaggio per arrivare qui, vi consigliamo di telefonare, alle aziende a conduzione familiare basta dover fare una commissione urgente per dover chiudere qualche ora. 🙂