Opuntia Ficus indica: tutta commestibile

Opuntia ficus indica, il nome nasce da un malinteso, dalla convinzione di Colombo di trovarsi nelle indie quando approdò alle Antille.

Da allora ha viaggiato molto, è arrivata praticamente ovunque grazie ai marinai che ne riempivano le stive per combattere lo scorbuto. Le foglie recise si conservano vive per mesi, buttano radici fioriscono e fruttificano anche fuori terra. Una vitale riserva di verdura fresca per chi andava per mare molto a lungo. Probabilmente ha colonizzato il mondo grazie alle pale avanzate “buttate” sulla riva alla fine della navigazione. Pianta generosa quanto ostile. Ci sono varietà con spinature veramente inavvicinabili e quelle con spinette che possono sembrare innocue hanno in realtà glochidi dolorosissimi. I glochidi sono spine sottili che finiscono come un amo da pesca, si infilano nella carne e la lacerano prima di uscirne.
Da noi si mangia soltanto il frutto, in Mexico si cucinano anche i nopales ossia le pale (foglie) giovani dell’annata.

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Le possiamo gustare al ristorante messicano in salamoia o in umido.

Oppure prepariamole a casa con questa ricetta semplice:

In Emilia Romagna la maggior parte delle Opuntie soccombe al gelo, ne abbiamo avute alcune che sono vissute all’aperto per qualche anno diventando esemplari imponenti ma poi, nelle annate che chiamiamo eccezionali, sono gelate. Non credo che sia corretto definire “eccezionali” eventi che si ripetono con cadenza al massimo decennale ma, negli otto o nove anni tra un freddo e l’altro, ci sentiamo mediterranei e piantiamo in pieno campo opuntia olivi e oleandri dimenticando i danni che fa la nebbia sommata al freddo.
Coltiviamo all’aperto Opuntia scheeri, Opuntia compressa, Opuntia aciculata.
Siamo certi che resistono fino a -16° anche bagnatissime e coperte di neve perché le abbiamo sperimentate sul posto per più di 20 anni con minime da record.
Le Opuntie contano più di 300 specie, hanno le forme più svariate nelle sottospecie Cylindropuntia, Austrocylindropuntia e Corinopuntia. Le sottospecie hanno corpi diversissimi, da piatti a cilindrici, da minuscoli a quasi alberi ma hanno fiori identici.

Si possono moltiplicare per seme e per talea di foglia o articolo. Noi moltiplichiamo per talea perché è un metodo rapidissimo, conveniente quando si ha poco spazio. Peccato dover rinunciare al piacere del semenzaio che così tanto appaga l’istinto materno.
Importante per la buona riuscita delle talee è lasciarle asciugare benissimo prima di interrarle. Si tagliano dalla pianta madre nel nodo di congiunzione, si appoggiano in piedi per il verso in cui saranno piantate e si lasciano asciugare anche per settimane, il tempo d’attesa varia a seconda del grado di succulenza della pianta e dalla stagione, indicativamente si aspetta fino a quando il taglio sarà diventato un callo asciutto.
E’ necessario metterle in piedi perché gli ormoni radicanti, naturalmente presenti nella pianta, si concentrano dove sentono l’appoggio e potreste trovarvi con le radici sbucate in testa o di lato alla foglia. Preferibilmente si riproducono durante la bella stagione, dalla primavera fino a settembre, ma sono robustissime per cui, nel caso di articoli rotti in inverno, teneteli all’asciutto fuori terra, e in primavera saranno pronti a radicare.

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