Euphorbia characias e lathyris: splendide anche senza irrigazione

Euphorbia characias, in fiore a fine inverno, lussureggiante tutto l’anno negli angoli asciutti del giardino. Euphorbia lathyris, l’antitalpa (?).

Da pochi giorni è arrivata  la bolletta dell’acqua, ancora sotto shock ho pensato di suggerirvi alcune piante che non pesano sul bilancio idrico. Le Euphorbia characias stanno esplodendo di fiori, in un angolo che non ho mai raggiunto con la gomma dell’irrigazione. Fatica e spesa zero!

Inseguendo la  chimera di un giardino a manutenzione bassissima (lo zero ideale non oso nemmeno sperarlo), mi sono imbattuta in queste deliziose invadenti creature. Questo è un angolo abbastanza riparato dalla grandine, ma anche dalla pioggia. Stiamo uscendo da uno degli inverni più asciutti che ricordiamo. Niente neve e nemmeno acqua. Solo gelo, che asciuga ulteriormente il terreno.

Abbiamo avuto qualche nebbia, forse è bastata, oppure le euforbie hanno estratto dal terreno il necessario con le radici lunghissime. Se ne stanno lì,  appoggiate al vecchio muro, con lo stelo infilato al limite del battuto del cortile, in piena fioritura, foglie turgide come se fosse piovuto ieri.

Euphorbia characias ssp wulfenii, splendida fioritura di fine marzo
Euphorbia characias ssp wulfenii, splendida fioritura di fine marzo

un incontro fortunato

Coltiviamo all’aperto, da almeno 20 anni Euphorbia characias black pearl, Euphorbia characias ssp Wulfenii e Euphorbia lathyris. In tutto questo tempo hanno sparso semi ovunque e si sono acclimatate al punto che decidono loro dove mettere su casa. Molto apprezzate le fessure degli autobloccanti fermati a sabbia.

L’abbondante fioritura prepara semi e figli già formati, sugli steli più vecchi. Girovagando in rete ho letto che Euphorbia characias è biennale, tesi che non posso sposare perché ne ho una che ha almeno 5 anni, però qualcuna effettivamente ha vita breve, dopo due o tre anni secca completamente, sostituita da figlie nate vicinissime. Estirpare la pianta secca è davvero difficile, le radici sono profondissime. Io lascio fare al tempo. La nuova vegetazione copre il moncone secco della vecchia pianta e… così sia, come in natura.

prima di tutto il giardino deve essere luogo di relax

Rimango dell’idea che il piacere del giardino, non debba essere rovinato dalla voglia di perfezione. Occorrono anche momenti all’aperto  a  pancia all’aria, altrimenti a cosa serve tanto lavoro? Euphorbia characias necessita di una sola manutenzione all’anno, per eliminare i vecchi steli, niente altro. Facendola nel momento giusto, possiamo eliminare il vecchio, recuperando le nuove piantine sull’apice.

Se abbiamo piantine in esubero facciamone regali. Invece di correre al supermercato per comprare “un pensierino” perché facciamo visita a qualcuno o andiamo a cena da amici, portiamo un nostro vasetto. E’ un gesto antico, di quando ci si scambiavano “getti” di tutte le piante, fra parenti e amici. E’ un dono gentile, pensato, ecologico e affettuoso.

Euphorbia characias infiorescenza con plantule
Euphorbia characias infiorescenza con plantule

Ricordate che Euphorbia characias e lathyris, come tutte le Euphorbie, hanno una linfa particolare, un lattice irritante per le mucose e per gli occhi. Un po’ di riguardo dunque nel maneggiarle. Gli animali di solito sanno istintivamente di non poterla toccare. Di tutti i nostri cani e gatti, nessuno ha mai provato a masticarla.

il posto giusto

A seconda dello spazio che avete a disposizione potete scegliere la pianta più adatta. Euphorbia characias black pearl arriva a un’altezza massima di un metro,  non ne ho mai avute più grandi di 80 centimetri. Ben altra stazza quella di Euphorbia ssp wulfenii, più alta di me (si, ok non sono un gigante) supera il metro e settanta e si espande altrettanto.

Molto simile ma più contenuta la famosa Euphorbia lathyris, detta catalpa, o pianta antitalpe. Fogliame simile ma ramo unico, non accestito, poco ramificato, fioritura estiva.

Euphorbia lathyris
Euphorbia lathyris

Lathyris è biennale, il secondo anno ramifica, fiorisce e poi muore, spargendo in giro centinaia di semi. Per quello che riguarda la sua capacità di allontanare le talpe posso darvi due versioni. Nella prima, molto sentita e letta,  vi assicurerò che repelle le talpe, ve ne venderò il numero giusto di esemplari dopo attenta misurazione del vostro orto, e cercherò di inventarmi una buona scusa per quando tornerete a dirmi che non funziona.

La seconda versione invece è meno favolistica: piantatela dove non ci sono talpe altrimenti rischierete di vederla capottarsi perché ci sono passate sotto. Nel mio orto e in giardino è così. Forse le mie talpe non hanno un grande olfatto? Non saprei, ma in fondo grandi danni non ne fanno. Se non si usa letame fresco, non troveranno molti vermi da mangiare e rimarranno in numero tollerabile.

 

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abbiamo le Euphorbia citate in questo articolo e moltissime altre, disponibili per la vendita,  in serra e online tutto l’anno.

Via Castellaro 45 Bannone
Traversetolo Parma
cel.347 4121367 mail: castellarocactus@libero.it
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Euphorbia obesa: maschio o femmina?

Ho scelto Euphorbia obesa  fra centinaia di possibili “prima pianta di cui parlare”. Non a caso, naturalmente. Si tratta della grassoccia che mi ha fatto innamorare del genere succulente. Se ne stava sola in un grande vascone di gerani, forse fin lì c’era arrivata a piedi solo per incontrarmi 🙂  Era l’inizio degli anni 80, una vita fa.

Euphorbia obesa
Euphorbia obesa femmina

Di solito non palpeggio le piante ma feci un’eccezione. Le linee in rilievo ricordano il disegno Tartan dei tessuti scozzesi, solleticano i polpastrelli e danno la sensazione di accarezzare un animale, immagino così la pelle delle iguana (anche se non ne ho mai toccata una). Di solito hanno da  otto a dieci coste, hanno disegni sempre diversi una dall’altra, sono semisfere perfette nella forma giovanile e poi si deformano in età avanzata, aumentando di gran lunga il loro fascino. La più vecchia che ho è alta una ventina di centimetri. Si tratta di un  maschio che sparge polline dall’alto del suo ruolo di decano.      Le piante sono tutte diverse ma tutte simili e in assenza di fiori è impossibile distinguerle, ma sono divise in maschi e femmine.       Curioso vero?  Questo significa che se volete avere la gioia di avere semi per tentare la riproduzione, dovrete acquistare almeno due piante in fiore o cartellinate per sesso. In piena fioritura la differenza è notevole. La pianta della foto sopra è una femmina, i fiori  (più correttamente chiamati ciazi)   dopo la fecondazione, produrranno frutti a tre logge che a maturazione “esploderanno” lanciando lontani i semi. In questo modo le piante si “spostano”, mandano i figli a colonizzare il terreno, anche lontano due metri dalla pianta madre. Non male per esseri che non strisciano e non camminano!

Piante di semplice coltivazione e di ormai facile reperimento. Necessita di una minima invernale di almeno 5 gradi  sopra lo zero.  Occorre maneggiarla con cautela perché contiene un lattice irritante a contatto con le mucose e gli occhi. Questo lattice è una caratteristica di molte euphorbiacee. Dalle più note, le Hevea si estraggono  il caucciù e la gomma.

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