Piantina in omaggio: mo dabòn?

mo dabòn? sunto letterario di stupore parmigiano

–mo dabòn?– è il sunto letterario dello stupore incredulo che si sviluppa nell’abitante autoctono del territorio parmense di fronte a notizie o domande strabilianti.

Estraggono il tuo numero alla lotteria e vinci un cotechino? Trovi i ladri in casa? Un gabbiano che ha fatto indigestione ti centra il parabrezza? In una notte nebbiosa come solo a Parma, ti trovi davanti una mucca nella rotonda? Ecco il momento giusto per un bel mo dabòn?

Il mo dabòn? non si pronuncia con le labbra, viene generato tra gola e palato dalla sorpresa stessa, è un suono misto gioia-disperazione che nasce da cotanta fortuna o altrettanta slippa. Si perfeziona a volte anche con la chiamata in campo del padreterno o dei suoi santi, a volte di entrambi in contemporanea, oppure può essere seguito da un altro mo dabòn? di qualche tono più basso, dopo un congruo silenzio preparatorio.

Veniamo al dunque

Bene, veniamo al dunque. Sto cercando da giorni un aggettivo per commentare la nuova moda (si dice tendenza? io preferisco moda), che vuole una qualsiasi cosa omaggio dentro ogni ordine di quasiasi cosa. Ho trovato solo il –mo dabòn?- concetto che in italiano non ha la stessa forza. Magiche sfumature irripetibili del vernacolo!

La cliente

Avevo una cliente (potenziale) pazientissima: ha atteso per mesi che mi rimettessi in piedi e che la pianta desiderata fosse in forma per la spedizione. Si è assicurata settimanalmente, in certi periodi anche più volte al giorno, che fossi viva, che la pianta fosse viva, che mi avessero dimesso, che non mi fossi dimenticata; una cliente gentile e sempre, proprio sempre presente. Al momento della formalizzazione dell’ordine: pronti? dai che ci siamo e…scatta qualcosa, arriva il domandone: – se ha qualche pianta che le avanza me la mette in più?-

La vivaista

Sarà stata la stanchezza? Forse i postumi dell’anestesia? Forse una frattura testicolare non ben curata in ortopedia? Forse non ero lucida, non ho detto si e allegato al pacco una pianta stenterella, ho esposto gentilmente la verità: -non ho piante che avanzano- e la signora, altrettanto gentilmente mi ha detto di tenermi la mie piante visto che sono così preziose: mo dabòn?…mo dabòn?

considerazione:

Perchè le persone nell’anno del giubileo 2025 credono ancora che qualcuno regali loro qualcosa? Come è possibile pensare che un commerciante (questo siamo!) regali? è ovvio che se mi “regalano” qualcosa oppure mi scrivono “offerta speciale” è perchè mi hanno già messo tutto nel conto precedente o hanno maggiorato il prezzo per poi scontarlo. Le piante non passano di moda, non necessitano lo smaltimento a fine stagione, o almeno non quelle coltivate bene. Le partite IVA non sono babbo natale, “tengono” famiglia, se sono oneste fanno un prezzo adeguato e basta, morta lì. Se hanno esuberi li metteranno nella scatola di spedizione senza tante moine, da collezionista a collezionista. Non useranno il regalino a mò di esca e non lo metteranno sempre, perchè sempre sarebbe un doppio lavoro che richiederebbe serre in più e costi aggiuntivi, fenomeni poco adatti al regalo.

Diffondere la cultura del verde

E’ un discorso poco popolare, forse fastidioso però onesto:

1 pretendete dal vivaista piante sane

2 correttamente cartellinate

3 nella misura in cui vi sono state presentate in catalogo, la misura del vaso non conta, è la pianta che state comprando!

E per favore, per favore! non chiedete regalini, non è sempre Natale

Kalanche daigremontiana, quella vera

che titolo del cavolo! eppure ce c’è bisogno.

Kalanchoe daigremontiana: quelle false sono vendute in buona o cattiva fede?

per due o tre mesi non potrò lavorare e ho obbligate pause in sale d’attesa. Sono luoghi che amo per il tempo in cui sono costretta a fare quel niente costruttivo che normalmente rimando. E’ la bellezza del non fare e dell’ascolto silenzioso delle voci che si sovrappongono. Capita a volte che siano semplici elenchi malinconici o incazzati di patologie, altre volte invece sono chiacchiere che scandagliano l’area comune, in cerca di voglia di riderne o di consolazione. Purtroppo a volte sono esternazioni politiche, non costruttive e poco interessanti, di persone che sanno troppo, gente che si rammarica di non avere cariche parlamentari o presidenziali per risolvere ogni problema della sanità in pochi minuti. E’ per sfuggire a queste ultime, senza potermela dare a gambe (che già all’immaginarlo il dolore al ginocchio aumenta), che estraggo il cellulare dalla fondina e mi difendo abbassando gli occhi e chiudendo ogni entrata. Ho cercato la Kalanchoe daigremontiana, quella vera.

Le case dei grandi fratelli

dato che il mio scopo di queste ricerche online, nel contesto descritto, è la fuga più che l’interesse specifico, ma dato anche che non voglio digitare a caso per non finire a temptation island o al grandissimo fratello, mi è capitato di cercare Kalanchoe daigremontiana, così per passare il tempo, volevo capire come mai le vendite di questa pianta nel 2023-24 sono praticamente crollate. Premesso che è pianta abbastanza rara, e dato l’uso specifico per cui viene acquistata, la vendita quasi zero è sorprendente.

Mi sono sentita un pochino spia mentre smanettavo, come se stessi cercando una pianta che produco da almeno venti anni per criticarne l’aspetto, o il prezzo sui siti altrui, e un po’ mi sono sentita anche stronza, dati i pensieri che mi venivano vedendo i risultati che apparivano sullo schermo tra le pagine di parecchi miei “colleghi” venditori-imbonitori online. Kalanchoe daigremontiana vera o falsa?

Kalanchoe laetevirens
bellissima Kalanchoe laetevirens che però non è la Kalanchoe daigremontiana

quelli che la Kalanchoe daigremontiana ce l’ho, anche se non è vero

scopro che nel 2024 sono tantissimi i venditori di kalanchoe daigremontiana, ecco perchè non ne vendo più, capita in tutti i mestieri che si parta unici e si arrivi a migliaia, ci sta e fa bene il friccicorino della concorrenza, però…la grande scoperta!!! Guardando bene le foto e i filmati ho capito che c’è chi fa così:

ce l’hai la Kalanchoe daigremontiana (vera)? no? c’è tanta richiesta? nessun problema, risolviamo con un clic: prendi le kalanchoe laetevirens o tubiflora o simili, cioè le infestanti che hai combattuto fino a ieri perchè crescono ovunque, e con una rapida cerimonia, laica o religiosa, come vuoi tu, le battezzi Kalanchoe daigremontiana: curativa da secoli! da pagare con un clic in un nanosecondo.

La maggior parte delle persone che la cercano hanno problemi gravi di salute, hanno bisogno della pianta per poter sperare, e hanno bisogno di credere che tu venditore la conosca, e che sia onesto nell’affermare che è biologica. E’ facile raggirali perchè in questo momento sono fragili!

leggi anche questi articoli se ti va:

https://millaboschi.com/399-2/

consiglio gratuito e affettuoso

sei un cercatore di Kalanchoe daigremontiana? Mantieniti lucido qualsiasi cosa ti stia succedendo. Guarda bene le foto e i video, accertati che quella in vendita sia proprio lei, le differenze nel picciolo si vedono bene. Ragiona bene sul fatto che se il venditore ti sta prendendo in giro già vendendoti una cosa per un’altra…figuriamoci la verità circa la coltivazione biologica. Sappi che la coltivazione di queste piante è difficilissima senza prodotti chimici, sono per le cocciniglie come la pizza per me. Accertati quindi che siano rispettati almeno i tempi di sospensione. Non ci sono notizie circa Kalanchoe tossiche, però se le ricerche sono fatte solo su alcune non si sa se le altre sono curative.

questa è la daigremontiana, quella vera

il vivaista difficilmente è medico oncologo

quando telefoni e chiedi: ha la Kalanchoe daigremontiana quella vera? diffida da chi ti suggerirà anche come e quanta assumerne e per quali patologie. Sappi che il vivaista sa come si coltiva, ma non fidarti di niente altro. A volte chi te la vende neanche è vivaista, è solo un affarista. Non voglio toglierti la speranza, vorrei solo che tu potessi riporla bene. Penso che non tutti i venditori di Kalanchoe longiflora, longifolia, laetivirens o delagoensis siano in malafede, a volte è l’ignoranza che ci frega. Inoltre informarci sempre e solo su internet di certo non aiuta le nostre conoscenze.

detto tutto questo

IN BOCCA AL LUPO E VIVA IL LUPO

Pane di zucca da orto molto produttivo

ho scoperto il pane di zucca grazie alla sovraproduzione dell’orto e alla voglia di manipolare materia. Quest’ultima è una scoperta di questa nuova età. Muovere le mani impastando, creare in punta di dita, sagomare per cuocere porta una sorta di rilassamento, una fuga dai cattivi pensieri. Sembra una sciocchezza? Prova anche tu!

pane di zucca buono e profumato

Ho usato zucca Butternuth non perchè sia un’esperta di zucche ma perchè all’acquisto dei semi, ho confuso le violine a buccia rugosa con queste che non conoscevo. Ottime entrambe, buone per me significa asciutte, non acquose, visto che le uso soprattutto per fare i tortelli: mantovani oppure zucca e patate, a seconda di quanto tempo ho a disposizione.

Il nome Butternuth l’ho scoperto cercandole online quando le ho viste mature. Ortolani si diventa anche sbagliando, si lo so si chiamano esperienze le varie ca-volate nell’orto e nella vita.

ingredienti per il pane di zucca:

mezzo kg di farina molto forte, tipo Manitoba, comunque con valore W superiore a 200, come lo so? Ci tempestano l’anima con tutte queste specifiche e alla fine si finisce per crederci. Ti assicuro che le farine forti hanno lievitazioni migliori perchè le ho provate, trovi il valore sul sacchetto e domande in più non ce le facciamo, perchè neanche siamo parenti alla lontana di un qualche chef.

dicevamo…per mezzo kg di farina, occorrono 250 gr di zucca cotta in forno e frullata. Per frullarla senza difficoltà puoi aggiungere qualche cucchiaio di acqua tiepida. occorre poi un cubetto di lievito di birra sciolto in acqua tiepida, mezza bustina di cremor tartaro mescolata con un cucchiaino di bicarbonato. 3 cucchiai di olio EVO. Non ti metto la quantità di acqua perchè dipende dal tipo di farina, per cui scriverò il qb che solleva da ogni responsabilità il regalatore di ricette.

lievitazione del pane di zucca

e ora la parte divertente del pane di zucca

ho impastato il tutto con l’impastatrice, fino ad avere una bella incordatura (guardando master chef si imparano parole che mai avresti pronunciato), suppongo il risultato sia identico impastando con le mani, ma se fatico non mi diverto. A questo punto copri l’impasto, mi raccomando: che sia aggiustato e pirlato per dargli un aspetto liscio di cui potersi vantare; coprilo con quel che vuoi, un piatto, un coperchio, la cornice con la tua foto preferita…tutto purchè non sia pellicola, porca miseria! che inquiniamo il mondo per non far seccare la superficie di una pasta un paio d’ore. Quando il tuo capolavoro sarà più che raddoppiato, mettilo sul tagliere e dagli qualche piega per aiutarlo a lievitare ancora. Lascialo raddoppiare di nuovo e taglialo in parti uguali, della misura delle zucche che vuoi, lavora fino a formare delle sfere perfette e anche pirlate, coprile col canovaccio e aspetta che comincino a gonfiarsi. Io ne ho ricavate 6 e il tempo di cottura si riferisce a quelle dimensioni.

pronti? spago e forbici

pane di zucca
pane di zucca

non svelare quanto è facile!

con 4 corde da arrosto lega la pagnotta per dividerla in 8 spicchi, mi sembrano sufficienti per una bella zucca, lasciale morbide altrimenti nella cottura, lievitando, potrebbero tagliare la pasta che diventerebbe screpolata come una zucca caduta da una bella altezza. Spennella con olio EVO, lascia lievitare ancora una decina di minuti e inforna. 200gradi 35/40 minuti. tieni conto che io uso il forno a legna e che ogni forno è diverso. Per questo passaggio dovrai controllare la cottura anche per adattarla al peso delle tue zucche. Non dimenticare di fare i riccioli da mettere vicino al picciolo. Non si capisce quando è matura se non ha il ricciolo.

pronte per il forno
pane di zucca pronto per il forno

diamo un tocco artistico al pane di zucca?

taglia qualche rametto secco di salvia, rosmarino, mirto o alloro, pezzetti di 6/8 cm o comunque proporzionati alle zucche che hai cotto, infilali al centro come picciolo e aggiungi i riccioli.

pane di zucca cotto

e adesso ti svelerò un segreto

ho scritto questa ricetta per confrontare il numero di letture coi miei articoli di piante. Pare che le ricette siano di gran moda e le piante un po’ meno. Volevo capire se è vero e intanto cucinare insieme a te, poi chissà, magari piante e piatti si sposeranno anche bene. Vediamo!

ricordati che è tempo di : https://millaboschi.com/ciclamini-selvatici-una-bella-sorpresa/

Buona coltivazione e buona cucina!!

Romanzo: Filari d’ombra

Vi presento il mio romanzo Filari d’ombra. Una bella storia raccontata con voce femminile.

Questo è il motivo per cui ho avuto poco tempo per scrivere sul blog e ci sono state pause meditative lunghissime nei miei rapporti con le persone.

Fresco freschissimo di stampa, appena nato. Un gioiello! (perché essere modesti invece che sinceri?) 🙂

Marchette

Sono al terzo libro pubblicato. Volendo aprire il cuore e svelarne il contenuto, il primo lo considero una pecca, un peccato (veniale ma peccato) commesso venti anni fa. UN LIBRO PUBBLICATO A PAGAMENTO. praticamente una marchetta a cui capita di sottoporsi quando non si ha tanta fiducia in sé stessi. Di quel libro parlo malvolentieri. Mi venne offerta la possibilità di pubblicare con una spesa minima per via che…è finalista al concorso…un piccolo contributo…anche Moravia ha pubblicato a pagamento. Bene, anch’io ho peccato di vanità un tempo, non lo nego. Che poi quando ti dicono che…anche Moravia…

niente editing, niente distribuzione, niente di niente per lo scrittore. Lo scopo unico dell’editoria a pagamento è scippare al sognatore il prezzo delle sue speranze.

Manuali

Al secondo tentativo mi è andata meglio, il concorso “parole di terra” non l’ho vinto ma Pentàgora mi ha offerto la pubblicazione del manuale sentimentale “Parliamo di piante grasse.” Piccola casa editrice, niente costi a carico dello scrittore per la pubblicazione né obbligo di acquisto copie (trucco per nascondere editori a pagamento, ovvio). Testi a mio avviso gradevoli (non tutti ovviamente) ma soprattutto un’accoglienza confortante per un’esordiente insicura e non più ragazzina. Lo specifico perché il piglio giovanile mi sarebbe stato di grande aiuto. Pentàgora ha chiuso da un paio di mesi, pagando forse lo scotto del non avere una buona rete di distribuzione. https://millaboschi.com/parliamo-di-piante-grasse-il-mio-libro/

finirà nel dimenticatoio? è molto probabile ed è un peccato!

Romanzo: filari d’ombra

ed eccomi all’oggi, al mio romanzo Filari d’ombra. Un racconto lungo cento anni (tranquilli, sono solo 272 pagine). La storia di una corte della bassa parmense che è protagonista insieme alla famiglia di mezzadri che la abita. Il luogo d’incrocio delle vite di chi è passato di lì per poco o per tanto tempo. Storie vissute nella scenografia magnifica di una campagna che è nuda, cruda, faticosa e sincera. Niente immagini bucoliche, la verità prima di tutto. La voce narrante è femminile, per dare fiato a chi non ha avuto nemmeno il diritto di esprime opinioni. http://www.robinedizioni.it/nuovo/filari-d-ombra

felicissima!!!

Euphorbia baioensis: un tipo da spiaggia

Euphorbia baioensis: euphorbiacea che cresce in grandi cespugli sulle spiagge del Kenia. Portamento eretto, fiori gialli. Non sarebbe male andare a vedere di persona ma per ora accontentiamoci di parlarne e magari di aggiungere il Kenya alla lista “posti da visitare”. La mia è lunga decine di pagine.

Euphorbia baioensis (occorre ripetere il nome perché wordpress sia soddisfatto e metta alla compilazione un voto decente) è una Euphorbiacea bisognosa di poche cure, una di quelle piante che fa da sé, se te la dimentichi potresti trovarla cresciuta o in fiore, alla faccia della tua memoria. Produce un infinito numero di rami cilindrici, eretti , alti al massimo 40 cm. Quanto la vuoi grande lo decidi tu, dandole il vaso che puoi permetterti per lo spazio che hai. Lei continuerà a produrre rami fino a quando lo spazio glielo consente, ne produrrà altri al centro, aspettando che le cambi vaso, poi si fermerà.

Ha spine da brune a nere e fiori gialli sessili distribuiti sulle punte. (Sessile significa senza stelo, niente di erotico.)

Naturalmente le piante stanno meglio nel vaso che ne risalta i colori e l’aspetto, in questo caso il vaso effetto crackle mi sembra perfetto

LE EUPHORBIA BAIOENSIS sono disponibili in serra e online in diverse dimensioni https://www.castellarocactus.com/succulente/

info immediate contatto WhatsApp 347 4121367

Coltivazione

Euphorbia baioensis: un tipo da spiaggia, quindi: sta bene al sole ma si accontenta anche di mezz’ombra. Ama il terriccio da grasse: la ricetta è qui sotto.

i punti critici sono:

  • il freddo: necessita di almeno 7° sopra lo zero
  • le scottature solari quando la si sposta. Se le fai trascorrere l’inverno in casa abbi cura di proteggerla per un paio di settimane quando la porti al sole. Gradirà un tulle come ombreggiante. Lo puoi appoggiare direttamente sulle spine per i primi giorni. Trovo difficile spalmarle la crema solare per cui…il tulle è più comodo.

riproduzione

Puoi riprodurla facilmente tagliando un ramo alla base. Puoi farlo da maggio a settembre.

PRUDENZA, LE EUPHORBIACEE CONTENGONO LATTICE URTICANTE.

SONO NECESSARI I GUANTI E FAI ATTENZIONE!!! NON TOCCARE OCCHI E MUCOSE.

  • taglia il ramo prescelto per diventare la nuova pianta
  • lava la parte tagliata con acqua corrente per disperdere il lattice che ne esce
  • lascialo asciugare all’ombra in posizione eretta fino a quando il taglio sarà bene asciutto. Occorreranno 10/15 giorni a seconda dell’umidità atmosferica.
  • interralo per 3/4 centimetri aiutandoti con un bastoncino per mantenerlo dritto fino a radicazione. Trovi qui la ricetta dello chef per il terriccio giusto: https://millaboschi.com/terriccio-per-piante-grasse/
  • non bagnare per un paio di settimane poi comincia con cautela e …il gioco è fatto

buona coltivazione!

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Avonia o Anacampseros: papyracea,albissima,baeseckei

Avonia o anacampseros?

puoi trovarle cartellinate in entrambi i modi. A volte la nomenclatura delle piante è una vera giungla, non facciamone un problema. L’importante è averle in collezione e riuscire a mantenerle bellissime, nonostante la costrizione del vaso e le condizioni climatiche non ideali.

puoi trovarle in vendita qui https://www.castellarocactus.com/succulente/ oppure direttamente in serra: via Castellaro 47 Bannone di Traversetolo PARMA

Piccoli gioielli

l’innegabile bellezza di queste piante sta…in ogni parte! Fusto, foglie e radici sono riusciti a trasformarsi in piccoli serbatoi. E’ il loro strattagemma per conservare i succhi necessari alla vita in ambiente ostile. Appartengono alla famiglia delle portulacaceae, sono sudafricane; le puoi riconoscere facilmente dalla stipola, sostituita da un ciuffo di peli. Una foglia che parte dal fusto inserita in un ciuffetto di peli o di squamette ha il suo fascino, se poi questi sono sparsi anche sulle superfice delle foglie, la meraviglia aumenta.

Fioritura anomala

I fiori di Avonia (o Anacampseros) sono a 5 petali, i cui sepali sono sostituiti da due squame dall’aspetto cartaceo. Noterai, coltivandole, che sono pochissimi i fiori delle 3 varietà albissima, papyracea e baeseckei, che sbocciano. Quasi tutti i boccioli si trasformano in minuscole capsule, senza aprirsi, da queste usciranno i semi una volta maturi. Forse è lo stesso meccanismo delle viole a nozze segrete? I semi nascono facilmente intorno alla pianta madre, sono piante lentissime, ma noi amanti delle grasse non abbiamo fretta.

la cura

le Avonia sono semplici da coltivare. In terriccio da cactus, mezz’ombra o ombra, evitando ristagni ti daranno il massimo. Io annaffio una volta a settimana d’estate. Gradiscono qualche sporadica annaffiatura invernale. Trovi la “ricetta” del mio terriccio qui:

https://millaboschi.com/terriccio-per-piante-grasse/

Avonia o Anacampseros sono adattissime per chi ha tanta voglia di piante e poco spazio. Parlerò di mini piante in uno dei prossimi articoli: possiamo sicuramente progettare una collezione interessante e gratificante su un piccolo tavolo. Proviamo a farlo insieme?

Rhipsalis paradoxa: la cactacea che non ti aspetti

partendo dall’idea che tutte le piante sono belle, vorrei azzardare la teoria che qualcuna possa sembrare “meno bella” perché non possiede nulla di appariscente, e quindi può sfuggire all’occhio distratto.

Rhipsalis in vendita qui: https://www.castellarocactus.com/catalogo-cactaceae/

Mi segui?

sono certa che se stai leggendo o seguendo il mio blog sei un appassionato di piante per cui sei sicuramente un attento osservatore, ma nel caso che Rhipsalis paradoxa ti fosse sfuggita, permettimi di renderla “sgargiante” ai tuoi occhi.

un fallimento ben riuscito

Rhipsalis paradoxa, come tutte le Rhipsalis si può considerare un cactus “mal riuscito”. Possiede infatti l’aspetto verde delle succulente e solo un paio di piccole spine negli internodi e non in tutti, a ricordarci con gran bruciore che è a tutti gli effetti un cactus. Si è adattata alla vita ancorata agli alberi, quindi deve vivere senza la fortuna di terriccio e di acqua da assorbire con comodo. Non parassita la pianta ospite perché è autotrofa. Bada a sé stessa con la fotosintesi e il poco materiale che c’è. Allunga i rami per diversi metri, fiorendo e disseminandosi grazie agli uccelli che ne mangiano le bacche.

Occhio ai particolari

I lunghi rami di Rhipsalis paradoxa sono formati da articoli piatti, con tre coste longitudinali, che si susseguono da un internodo all’altro partendo e ripartendo in porzioni di circa 4 cm. Ad ogni ripartenza le coste longitudinali sono allineate alla parte piana della porzione precedente. Sembra che qualcuno le abbia dato un giro di vite ad ogni nuova crescita. I fusti sono lunghi qualche metro, molto flessibili e molto robusti. Se durante la loro crescita raggiungono una posizione favorevole mettono radici e ripartono con un nuovo ancoraggio e una nuova pianta. Immagino che viste in natura siano un lungo mantello che scende da alberi di alto fusto. Ho trovato un po’ di difficoltà a spiegare come è fatta, questo certifica che non ha forma comune. Ho allegato il video per evitare incomprensioni. Primo video caricato qui, mi sembra enorme, imparerò a fare di meglio.

Progetti (o sogni) e coltivazione

Potrebbe essere utile progettare un viaggio per vederle “dal vero”? Per me e per molti (per molti motivi) potrebbe essere indispensabile coltivare bene quelle che abbiamo in vaso e continuare a sognare: se loro possono vivere bene in vaso noi possiamo vivere altrettanto bene senza prendere l’aereo.

Per farle stare bene occorre un buon terriccio per cactaceae, se vuoi far loro un regalo aggiungi un poco di segatura molto vecchia, senza residui di vernice naturalmente (questo doveva restare un segreto). Tienile all’ombra e non scendere sotto +5°. Qui trovi la mia ricetta per il terriccio: https://millaboschi.com/?s=terriccio

Se cerchi altre notizie circa altre Rhipsalis le trovi qui: https://millaboschi.com/?s=rhipsalis

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