Parliamo di (piante) grasse: vi presento il mio libro

PARLIAMO DI piante GRASSE! Chissà se c’era bisogno di un altro manuale e per di più SENTIMENTALE!

manuale sentimentale

Io dico che ce n’era bisogno ma sono un po’ di parte. A me i libri non bastano mai, come le piante del resto. Certo, il mio è molto speciale (pare strano detto dall’autrice vero?). Mi piace scrivere e mi piace coltivare e parlare di piante grasse, ho unito le due passioni e ho scritto le risposte alle domande che quotidianamente mi vengono rivolte in serra. Ho poi aggiunto per ogni pianta quello che non voglio dimenticare ossia l’emozione nel “trovarla” e difficoltà e gioie della coltivazione.

consigli “generali”

partendo dalle domande ricorrenti ho cercato di fare entrare la logica nella ricerca della risposta perchè ogni appassionato possa raggiungere un minimo di autonomia nella cura delle piante grasse, le cose semplici a volte ci sfuggono.

e poi 65 piante grasse illustrate

tanti racconti sul come, dove e perché ho comprato proprio quell’esemplare e 65 piante raccontate in schede illustrate dalla bella mano di mia figlia. Ho poi aggiunto qualche foto messicana che mi ha fatta sognare solo rispolverandola. Le piante sono una grande emozione, qualche volta fatica e delusione ma vale la pena anche di raccontare i successi mancati e le speranze disilluse. A qualcuno potrebbero servire per non arrendersi.

EMOZIONE!

Sono stata assente dal blog e anche dalla serra per molto tempo, è un momento molto difficile per la mia famiglia ma ho portato avanti questo lavoro ugualmente, spesso con le lacrime agli occhi. Questo è un momento magico per la mia scrittura e il bello bisogna sempre tenerselo stretto perché consola. Scegliere la copertina tra migliaia di foto incastrate tra pc e cellulare, indovinare la fatica dell’editore nel fare l’editing ed essere grata (come avrete capito leggendo il blog io non so mettere le virgole), vedere l’impaginazione e infine annusare la stampa fresca… è stato bellissimo!

la copertina del libro parliamo di piante grasse mostra un bocciolo di stapelia gigantea

mettersi in gioco

confesso: non sono più una ragazzina, forse per questo è così difficile mettersi in gioco, uscire dal nascondiglio sicuro dietro il monitor e presentare al pubblico quello che ho scritto. Sono un po’ spaventata ma lo farò perché questo libro mi piace e ne sono orgogliosa. Lo potete trovare in vendita nel sito della casa editrice: https://www.delfinoenrileeditori.com/prodotto/parliamo-di-piante-grasse/ QUESTA è LA VIA MIGLIORE PER SOSTENERE L’EDITORIA INDIPENDENTE, oppure ordinandolo in libreria o online. Probabilmente su amazon potrete ordinarlo ma non riuscirete ad averlo per via di una divergenza di ideali. La politica di amazon non è compatibile con quella che la casa editrice porta avanti.

BUONA LETTURA E BUONA COLTIVAZIONE

Piante grasse: quello che rimane (quando andiamo via)

Piante grasse ovunque, bellissime, ordinate, curate, amate

piante grasse stupende, collocate nello spazio con l’esposizione più giusta, nel terriccio più adatto a loro. Ecco che cosa rimane delle nostre collezioni quando è ora di andare via.

solo nelle vecchie collezioni si possono vedere piante con decine di teste


Un grande collezionista se n’è andato poche settimane fa, all’improvviso, senza rumore… come era nella sua indole. Ecco dunque come si fa, semplicemente si lasciano i sacchi del terriccio aperti, la paletta dentro il secchio della lava,  i vasi puliti bene impilati per misura, in ordine crescente. Le etichette  pronte per essere scritte,  il setaccio pieno di corteccia  da calibrare.

questa pianta è stata spostata in primavera e autunno per almeno  30 anni

Un grande privilegio

Ho avuto il grande privilegio di prendere in consegna queste piante. In un primo momento ho pensato che avrei scelto gli esemplari da tenere e quelli da vendere, ho creduto che fossero “solo piante”,  in fondo me ne passano per le mani migliaia ogni anno e sono il mio lavoro, oltre che la mia passione.

Conoscevo e ammiravo questa collezione da ventidue anni, da tanto ci conoscevamo, ne avevo seguito la crescita di stazza e di numero, tra una mostra e l’altra, tra una deliziosa cena e l’altra, l’uscita in primavera e il ricovero autunnale.

Ci conoscemmo nel 1996, Lui e la moglie organizzarono una mostra e contattarono i collezionisti della zona per fare gruppo. Da allora le piante hanno scandito il nostro tempo e sono state il filo conduttore della nostra amicizia. Per Lui erano una priorità. Non era uomo di tante parole, anzi, a volte dava l’impressione di considerarle inutili, credo esprimesse i suoi pensieri nelle cose che faceva più che verbalmente. Interrompeva  un attimo il suo lavoro per un saluto e poi a parlare eravamo  io e sua moglie ormai diventate carissime amiche.

Questa volta non c’è stato il tempo per salutarsi ma ho letto tante cose nelle sue piante. La precisione e la cura hanno parlato tanto. C’erano sostegni inventati sul bisogno di ogni forma bizzarra, c’era un posto preciso per ognuna di loro e la volontà di lasciare le intruse nate per caso a incastrarsi come in natura.

questi semi di Astrophytum sono “caduti” sotto un Cephalocereus e sono stati lasciati lì…perché così è in natura

Decisione inevitabile

Toccandole ho pensato molto a quello che sarà della mia collezione e a quello che vorrei che fosse.

Ho deciso di non venderle, saranno piante madri o semplicemente “le piante di Alide” perché la collezione non si disperda, è stata troppo amata per fare una cosa del genere.

Solo dopo aver preso questa decisione la malinconia si è affievolita, il magone si è sciolto  e sono riuscita a guardarle senza tristezza, per quella grande meraviglia che sono.

Forse non c’era nemmeno bisogno di salutarsi, tanto poi ci si ritroverà in un’altra stagione,  e si riprenderà quel  discorso lasciato in sospeso: qual’è la percentuale giusta di torba per le asclepiadaceae?…e per i cactus invece?