PIANTE GRASSE DA NON TOCCARE

ci sono PIANTE GRASSE DA NON TOCCARE ma non sono quelle più spinose.

ti stai chiedendo se ne esistono delle urticanti?

forse le più infide saranno quelle con i glocidi?

parlando di piante grasse da non toccare

mi riferisco ad altro, mi spiego meglio:

dalle punture di glocidi o spine feroci potrai tranquillamente guarire nel giro di pochi giorni ma ci sono danni che TU puoi fare alle piante toccandole. Questi danni richiederanno molto più tempo per essere rimediati.

pruina protettiva

Le piante grasse sono spesso ricoperte da una pruina che serve loro per difendersi dai raggi ultravioletti. Questa sostanza cerosa le rende impermeabili e molto, molto affascinanti. Toccandole la rimuoviamo e rendiamo la superficie che abbiamo danneggiato vulnerabile. Che poi diciamocelo francamente: che bisogno c’è di palpare le foglie?

quindi: basta toccare le piante grasse!

Per conservare il loro aspetto originale dobbiamo evitare di lasciare le nostre impronte digitali sulle foglie! Chiaro che anche una pianta in natura avrà segni dovuti ad animali o intemperie, fa parte della vita, ma se possiedi piante che dovrebbero essere bianche e invece sono grigie, c’è qualcosa che non va.

se ci considerassimo custodi delle piante?

credo che il mondo sarebbe migliore. Se provassimo a capire quanta meraviglia c’è in uno strato di cera, in una spina “da difesa”, in una foglia che secca rendendo la pianta poco appetibile di fronte a un predatore…forse saremmo anche noi più ricchi e felici.

boicottiamo per pretendere rispetto

sull’onda di quanto detto vorrei chiederti di boicottare i venditori che commerciano piante verniciate o deturpate da trattamenti vari. Basta smettere di comprarle perché questo schifo finisca. Belle le piante finte, se ben fatte, ma perché verniciare piante vive? Perché attaccare paillette a foglie verdi impedendo loro di fare la fotosintesi? Che senso ha sprecare mesi di energia per riscaldare le serre, torba, plastica dei vasi? Ha senso inquinare coi pesticidi per mantenerle sane e poi per trasportarle, se non possono vivere?

ti racconterò in modo più esaustivo delle follie del florovivaismo nel prossimo articolo

Vegano: non mangio nulla che abbia avuto una madre

Ho capito che dichiararsi vegano è esporsi, nostro malgrado, a critiche, giudizi e consigli. Se lo si dici al ristorante, il viso del cameriere cambia espressione, volgendo al “è arrivato il rompipalle, ti pareva che anche oggi non ce ne fosse uno?”se lo si confida a un’amica l’espressione vira al preoccupato e saremo sottoposti alla tiritera del rischio anemia, del “siamo animali onnivori e non possiamo vivere senza quel minimo di grammi di carne, meglio rossa, almeno bianca, almeno, per favore, in nome della nostra amicizia, una volta al mese”. Io l’ho dichiarato alla caposala prima del ricovero ospedaliero. Mi ha fruttato fagioli e ceci alternati mezzogiorno e cena ma anche un brodo di pollo, pennette al tonno e scorfano al forno. Non ho nemmeno protestato, mi sono chiesta se la dietista chiamata in causa per il mio menù, conoscesse soia, tofu, seitan ma in fondo mi sento irritante se non mi adeguo. In aereo un menù vegano non esiste,anche quello vegetariano è impegnativo perché il pezzo di pollo viene nascosto sotto la pasta, secondo loro “se non è in superfice non se ne accorge”.  Se poi ci azzardiamo, noi diversi, a dichiarare che se avessimo figli piccoli non li nutriremmo di animali e derivati animali come abbiamo fatto anni fa, davvero veniamo giudicati di brutto. Il veganismo dei bambini viene chiamato  imposizione, l’essere carnivori no. Il bimbo che non può, per scelta dei genitori, mangiare dolci fatti di panna, zucchero, farine raffinate e uova è “poverino”, alla faccia degli studi che riconoscono questi ingredienti nocivi alla salute.  Fino a prova contraria qualsiasi decisione riguardi un bimbo è un’imposizione dei genitori, dei maestri, della società. Un’imposizione che chiamiamo educazione, che facciamo a fin di bene, con amore, pensando sia la cosa giusta, ma a volte il tempo ha clamorosamente smentito o almeno cambiato il concetto di “cosa giusta”.

Da  emiliana non posso nemmeno pensare che la mia famiglia possa sopravvivere alle feste natalizie e pasquali senza anolini, per cui, ecco la mia versione vegan che vi consiglio di provare 🙂 🙂

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Anolini vegan, non nuocere

Preparate un ragù con cipolla carota e sedano tritati fini e soffritti per qualche minuto  in olio extravergine di oliva,
aggiungete doppio concentrato di pomodoro, seitan macinato, acqua. Io adotto la cottura lunga del ragù classico, almeno un paio d’ore. A fine cottura deve rimanere abbastanza liquido per “scottare” il pane.
Grattugiate pane casereccio (è importante perché col pane bianco si ha l’effetto vinavil) miscelatelo a spezie per ragù, pepe, sale, noce moscata e scottate il tutto con il liquido del ragù di seitan (solo il liquido senza pezzettini). Con la forchetta girate bene in modo da insaporire tutto il pane.
Aggiungete il ragù e mescolate il tutto. Una volta freddo deve avere la consistenza giusta per essere “pizzicato” con le dita e modellato a palline per essere appoggiato sulla pasta.
Preparare la sfoglia con acqua e farina, stendetela sottile, appoggiateci le palline alla giusta distanza per poterle poi tagliare col vostro stampo. Coprite con un altro foglio di pasta e tagliate gli anolini. La dimensione degli anolini la deciderà lo stampo che avete scelto. Il classico di Parma è 2,5 cm.
Non usando uova per la sfoglia si presenta il problema dell’apertura in pentola degli anolini. Per evitare questa brutta figura con gli ospiti, conviene spennellare la sfoglia intorno al ripieno con acqua prima di appoggiare la sfoglia superiore.
Sono ottimi cotti in brodo di verdura oppure in acqua e poi conditi con panna di soia e zafferano, oppure con panna di soia e noci macinate fini, con un ragù rosso di funghi oppure semplicemente con un filo di olio.

IMG-20151221-WA0000 BUON APPETITO!

se avete amici che mangiano solo carne non svelate nulla della ricetta, aggiungete  un cucchiaio di parmigiano grattugiato al condimento del loro piatto e…non si accorgeranno di nulla.

 

 

 

 

 

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